Cosa vuol dire cambiare lavoro nell’epoca dell’instabilità

Cosa succede quando giriamo il foglio dall’altra parte?

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Non è sicuramente una novità che il mercato del lavoro abbia subìto profonde trasformazioni negli ultimi anni a causa della continua ed inarrestabile evoluzione tecnologica, che ha rivoluzionato la nostra società e anche il nostro stile di vita. Abbiamo vissuto questo cambiamento a tanti livelli: per esempio, nei contenuti e nei processi del nostro lavoro, che sono variati o completamente cambiati; nelle modalità stesse di lavoro, che sono diventate sempre più flessibili (pensiamo per esempio al lavoro da casa e allo smart working).

Forse abbiamo vissuto questo cambiamento nel nostro conto in banca o nel nostro contratto di lavoro. Sicuramente lo abbiamo vissuto e lo stiamo vivendo sulla nostra pelle.

Questo stato di incertezza rispetto ad un presente e a un futuro vacillante lo si chiama “precarietà”.

Ti dirò una cosa che forse non sai: nella nostra bellissima lingua, il termine “precario”, a livello etimologico, deriva da “preghiera” e indica una condizione instabile concessa da altri per favore, permessa dietro supplica. 

Non so cosa ne pensi tu, ma io lo trovo piuttosto avvilente. E siccome le parole creano il mondo in cui viviamo, è meglio fare attenzione a sceglierle bene!

Che il mondo del lavoro sia diventato mutevole e in costante trasformazione, è una prima verità. Una seconda verità è che, come per tutte le altre questioni della vita, siamo noi a scegliere come relazionarci a questo inevitabile cambiamento.

Lascia che ti racconti una storia: una volta ho invitato i partecipanti ad uno dei miei primi corsi di sviluppo professionale a svolgere un esercizio che prevedeva, fra i vari passaggi, di citare alcuni eventi positivi e alcuni negativi della propria vita lavorativa.

Ad un certo punto, una donna ha esordito dicendomi: “Manuela, mi sono accorta che gli eventi che ho vissuto inizialmente come negativi sono stati quelli che mi hanno portata a crescere e a fare delle svolte incredibili nella mia vita, quindi alla fine si sono rivelati positivi! Come li dovrei classificare?” A quel punto almeno altre quattro o cinque persone si sono introdotte nella conversazione affermando la stessa cosa.

Dopo un mio primo iniziale momento di smarrimento rispetto al come proseguire l’esercizio, ho realizzato che quelle persone mi stavano dicendo che avevano affrontato le sfide, in alcuni casi anche molti difficili, della propria vita professionale, tirando fuori tutto il loro potenziale e imparando a trasformare una storia triste in una favola a lieto fine. Quello che avevano fatto, sostanzialmente, era quello che io chiamo “girare il foglio dall’altra parte”, ovvero osservare da una prospettiva diversa la situazione difficile che stavano vivendo allo scopo di trovare delle strategie per fronteggiarla e farla diventare un’occasione di crescita.

A quel punto, mi sono complimentata con loro perché il lieto fine non era semplicemente accaduto, ma loro stessi lo avevano fatto accadere. Non avevo dubbi che fosse il caso di classificare quegli eventi come positivi!

Ora, l’instabilità dei tempi che corrono – che, ti sarai accorto, è un’instabilità globale, non solo lavorativa, ma anche relazionale, politica, familiare ecc. – da una parte genera insicurezza e paura, dall’altra ha di bello che genera dinamicità, aria fresca, opportunità da cogliere.
Il nuovo scenario apre le porte al lavoro come autorealizzazione, invita ad essere creativi, a generare idee, a esprimere se stessi.
Attenzione, non ti sto dicendo che è facile o immediato ma che, se sei un cercatore d’oro, adesso puoi trovarlo!
Questo è il tempo giusto per dar voce alla tua individualità, per far uscire quel sogno che da troppo tempo tieni chiuso nel cassetto.

Ci saranno problemi da superare? Sicuramente sì, ma ci saranno anche soluzioni da trovare.
Ci saranno momenti difficili? Sicuramente sì, ma ogni sogno realizzato ci impone di attraversare anche qualche momento di difficoltà, perché è da lì che troviamo la forza per andare avanti e sviluppare nuove risorse e potenzialità che magari non sapevamo neanche di avere.

Anziché subire il cambiamento, puoi essere tu stesso parte attiva del cambiamento!

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